(Immagine Eri Haka)
Com'è
deciso, da altri e certo non da noi, ci disponiamo nel campo in attesa di un
convoglio, in agguato. Trasporta polvere e voci il vento che ci batte sulle
orecchie. Le mie sono un quadro poco consolante di amido gelido e fiocchi di
neve. Le tue sono piccole ali che lasciano aperta la porta sulla strada e sul
marciapiede. Dal caschetto di capelli castani conduci la danza, battendo sui
piedi, saltellandomi incontro, incrociando gli occhi nell'ingegno che componi
scoprendomi il volto. Penso, hai sicuramente più ruote di un camion con
rimorchio, mentre mi sibili accanto e frusta il tuo motore, mentre acceleri
in salita e, sul tappeto elastico che è il tuo corpo, rimbalzo incurante del
pericolo che sarebbe l'esserne sbalzato fuori. Mi carico d'ogni sospetto ogni volta
che laidi avvoltoi nidificano nei nostri ascensori. E mi accorgo che cadiamo
felici, cadiamo insieme, cadiamo senza capire. Perché ogni gesto ha due facce,
ogni cubo ne ha sei, ogni parola è una curva cieca che sembra non debba mai
finire.