"Non perdere tempo a numerare i cadaveri. E' il colpo d'occhio che conta"
(Anna, Pirro al mercato)
Quando le cose sono sbagliate, anche se fai finta di niente, quelle restano sbagliate.
Magari adesso leggi e ti viene da dire che gli altri non se li meritano i nostri errori, che non si meritano di pagare le conseguenze. Ho indovinato?
E di aggiungere, ti viene, che se non abbiamo il coraggio, la chiarezza, la forza, la voglia di compiere cio' che da compiere c'e', malgrado sappiamo bene cosa sia, gli altri non devono essere massacrati a causa nostra. Giusto?
E sia, te lo concedo e faccio finta.
Faccio finta di non sospettare che gli altri si accorgano pure loro e benissimo dell'errore.
(Ma dimmelo in gran segreto, qui dentro l'orecchio... tu ci credi che non se ne accorgano? Perche' dovrebbero essere diversi da te e da me? Perche' non dovrebbero piuttosto accorgersene e far finta come facciamo noi?)
Comunque sia, una promessa e' una promessa, diceva uno stronzo, e cosi' come promesso te lo concedo... gli altri non devono pagare per i nostri errori.
Quindi? Non sbagliamo oltre?
Ma va... quindi sopportiamo e perseveriamo nell'errore. Finché il tempo non basti piu' ad arginare il tempo.
Che ci importa della felicita', del resto?
Ecco, se fosse di felicita' che si sta parlando, sarei anche d'accordo. La regalerei come un paio di scarpe rotte alla pattumiera, sicuro.
Ma a me sembra che sia altro cio' che sta in mezzo al tavolo, sul piatto. Come un'ombra grigia, come la spina, come la consapevolezza che alle volte ti attraversa in diagonale la fronte e ti appende gli angoli delle labbra verso il basso.
Quando le cose sono sbagliate, anche se fai finta di niente, quelle restano sbagliate.





