Se fossi un troiano, sarei Cassandra. Chi se ne frega degli eroi esagitati con tutte le loro fisime da Dei convinti che ostentano sapere, volere e tenacia? Sai che noia! Io voglio la resa davanti all’evidenza. Il miracolo senza cui non si puo’ stare. Io voglio un altare di pietra e pelli di bestie scannate. Conciate. E grezza, la lana, voglio intorno al collo. Voglio i velli e i confini del non ritorno. Voglio crescere come l’edera sui muri, voglio improvvisamente comparire. Come la bellezza sa fare, come tutti fingono di capire. Hai davanti quattro carte questa notte, ognuna e’ un destino. Ci sono quattro tarli diversi, c’e’ il fuoco del camino e Cassandra si piega in avanti e sorride allungando la mano. Prende dal tavolo un foglio di carta e i colori, e saluta con lo sguardo distratto. S’affaccia sospesa sul pozzo, infinito. Socchiude le labbra, non ha piu’ saliva. E qualcosa le parla, e’ una voce, sicuro, ma bisognerebbe provare. Qualcuno crede che attinga, mentre lei strilla, perche’ e’ la sua stessa vita a farle cosi’ tanto male. E nessuno la stima. Nessuno le dà retta. Nessuno le bacia la bocca rossa come la terra. Nessuno la trapassa senza lasciare impressioni, niente l’attraversa abbastanza in fretta. Cassandra ha gli occhi svelti che accolgono il tempo, e la neve e la legna e i turbini grigi sulla sciarpa, prima ancora che arrivi l’inverno.

Leave me alone, Cassandra


(immagine di copertina: Francesca Anita Modotti)

venerdì 3 febbraio 2012

ERI



(Errore_def  di Eri Haka)





In questa storia non c'e' nulla che riguardi le stelle. Quelle spiano e basta, pari a spicchi di mela scuciti dal torsolo. Ingialliscono al tempo con neve e sale, scrutano il bosco, distanti come lastre stampate ricoperte d'albume. Le ho accarezzate, alle volte, e' vero, quando la notte si faceva triste. Quando il vuoto reggeva il gioco all'equivoco e tutto era fermo nell'attesa di un giro di giostra che prima o poi avrebbe in qualche modo dovuto finire. Gettavo lo sguardo al silenzio e speravo mi piovesse addosso un lampo. Era quando tu non c'eri, ed ero freddo, ed eri fredda, ed ero stanco. Ti tengo negli occhi e sorrido, adesso, e so che le stelle non hanno nulla a che fare con questa storia. Spilli di diamanti sfioriti, lacrime di pensatori annoiati, tegole di cera che colano sul mondo. Belle, certo, ma di contorno. Ecco, in questa storia sono solo lo sfondo.

8 commenti:

  1. Perchè prima di noi mai ci ho visti sommare il peso della carne alla sua volontà su un foglio di teorie precarie, mai ci ho visti vincitori di un senso aggiudicato con un tiro al centro dell' istinto di sopravvivenza. Piuttosto la notte e il calore di una visione che ci assomiglia. Ed è lì che ci vedo, nelle notti prima di noi, passarci già la poesia di lingua in lingua, arrotolata sulla punta la porgiamo come la beffa ad una stella perchè tanto lo sappiamo bene che non c'è interesse, nessun gioco e nessuna regola che ci possa legare ad una stella ma solo il sorriso che sfugge alle labbra con il suo segreto. (eri)

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    1. e passami un po' di quel segreto, vs... :)

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  2. Che gran cuore che hai, c'è sotto quella scorza dura.

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    1. piu' che altro e' cotica, non scorza... :)

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  3. che bella immagine: sfondo su cui spruzzare un po' di colore, tanto umore, un pizzico di nero che fa volume e ombra. Bella.

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  4. oh che strano leggere di "volumi" sapendo io quel che postero' oggi! (si, la foto e' bella assai. tanto da aver rimandato il post di ieri per lasciarcela un po' di piu' in prima...)

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  5. ..in questa storia...non sei solo lo sfondo :-)

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